Postato alle 16:29 di giovedì, 31 luglio 2008
Postato da brebisnoir
Ebbene si, il template è stato nuovamente trasformato e le gerbere son diventate poltrone. Ball chair, per la precisione.
E che nessuno venga a dire che non era stato avvertito che su questo blog chi sono delle Ball!
P.s.: io adoooro queste poltrone, non trovate che siano fantastiche anche voi??
Postato alle 10:30 di giovedì, 24 luglio 2008
Postato da brebisnoir
(ASCA) - Bolzano, 24 lug - Sono finalmente al campo base Walter Nones e Simon Kehrer, dopo l'odissea sulla parete Rakhiot del Nanga Parbat che ha tenuto col fiato sospeso l'Italia e il mondo intero. Sono stati recuperati dagli elicotteri di soccorso - operazione coordinata da Agostino Da Polenza - sul pianoro ghiacciato a 5.700 metri che gli alpinisti hanno raggiunto questa mattina alle 9, ora pakistana, dopo essere scesi con gli sci dal colle dove avevano bivaccato per la notte.
I due sono stati portati in salvo dagli elicotteri pakistati, fatti intervenire dall'operazione di soccorso diretta da Agostino Da Polenza da Bergamo; al campo Base Maurizio Gallo e Gnaro Mondinelli. Alle 5 italiane (le 9 in Pakistan) - questo il resoconto di Da Polenza - arriva la telefonata di Walter Nones sul satellitare di Maurizio Gallo: i due alpinisti si fermano sul pianoro, aspettano il recupero. Sono stanchi dopo dieci giorni passati in parete. Purtroppo, pero', gli elicotteri sono in ritardo, e sul ghiacciaio inizia a formarsi qualche nuvola. La preoccupazione sale, si susseguono telefonate tra Gallo, Da Polenza, l'ambasciata italiana in Pakistan e il comando militare pakistano.
A mezzogiorno, ora pakistana (le 8 in Italia), finalmente i velivoli raggiungono il campo base, dove purtroppo e' scesa la nebbia.
Gallo e Mondinelli, con i piloti, hanno fatto un primo volo di ricognizione, durante il quale hanno individuato la posizione di Nones e Kehrer sul ghiacciaio. Rientrati alla base, gli elicotteri, alleggeriti, sono saliti lassu' e hanno recuperato i due alpinisti che pochi minuti fa sono atterrati al campo base. Dove Walter e Simon hanno finalmente riabbracciato Gallo e Mondinelli. Il Primo pensiero? Per Karl Unterkircher, il compagno di cordata caduto in un crepaccio la settimana scorsa.
LA MOGLIE DI KARL, SONO FELICE PER WALTER E PER SIMON.
''Sono felice che Walter e Simon siano salvi e adesso si trovino al sicuro. Aspetto da loro una telefonata per capire come e' morto mio marito''. Cosi' all'Asca Silke, la moglie di Karl Unterkircher, caduto in un crepaccio, la scorsa settimana. Era il capocordata della spedizione sul Nanga Parbat con Walter Nones e Simon Kehrer, portati in salvo da pochi minuti. Silke, emozionata, rimanda al ricordo sul sito di Karl la memoria del marito.
Confesso, ma forse lo avevate già capito da soli, che la sorte di questi due alpinisti mi è stata a cuore. Non li conosco nè conoscevo il loro compagno di cordata che, purtroppo, ha perso la vita sul ghiacciaio, ma li capisco e li ammiro. Amo la montagna, la trovo infinitamente più bella del mare ed egualmente pericolosa. Io non mi sono mai cimentata in arrapicate con corda e picozza ma posso capire quale attrazione abbiano certe montagne sulle persone che di montagna vivono.
Walter e Simon hanno dimostrato di essere veramente molto bravi. Hanno mantenuto il sangue freddo, non hanno perso la testa, hanno fatto tutto nel modo migliore senza prendere rischi inutili.
Ora possono permettersi il lusso di piangere il loro amico.
Postato alle 12:43 di martedì, 22 luglio 2008
Postato da brebisnoir
Ho cambiato l'header, ho messo una foto del Nanga Parbat, la "montagna nuda" o la "montagna mangia-uomini" come la chiamano i locali. La terrò fino a che Walter Nones e Simon Kehrer non saranno riusciti a tornare al campo base.
Postato alle 15:44 di venerdì, 18 luglio 2008
Postato da brebisnoir
E fu così che i tulipani divennero gerbere. Con buona pace della figa.
Postato alle 12:05 di giovedì, 17 luglio 2008
Postato da brebisnoir
16-07-2008 -
ISLAMABAD, Pakistan -- La notizia pesa come un macigno. Nessuno ci vuole ancora credere. Ma sul Nanga Parbat, in Karakorum, è appena accaduto uno di quei drammi che sconvolgono l'intero mondo dell'alpinismo. Karl Unterkircher, impegnato nella scalata di una via nuova sulla parete Rakhiot, è precipitato in un crepaccio. Disperati, e purtroppo vani, i tentativi dei compagni Walter Nones e Simon Kehrer di portarlo in salvo. Ora i due alpinisti, intrappolati senza possibilità di fare dietrofront, stanno proseguendo la salita. Per mettersi in salvo, dovranno raggiungere quota settemila e uscire dalla parete.
Le notizie sono purtroppo ancora frammentarie. Da una prima ricostruzione pare che l'incidente sia accaduto ieri. La costola di neve dove Unterkircher stava battendo traccia sarebbe improvvisamente crollata sotto i suoi piedi, facendolo precipitare in un crepaccio poco sopra i seimila metri.
A raccontarlo sono stati, questa mattina, i suoi compagni di cordata Walter Nones e Simon Kehrer, dopo una terribile notte passata all'addiaccio nel disperato tentativo di salvare il loro amico e capospedizione. Purtroppo, non hanno potuto far nulla se non recuperare, tra mille difficoltà, il telefono satellitare che Unterkircher aveva indosso.
La telefonata a casa è stata brevissima. La batteria del telefono è agli sgoccioli. E davanti a loro, i due alpinisti, hanno ancora diverse ore, forse giorni, di scalata.
"Non possiamo tornare indietro da dove siamo saliti - ha detto questa mattina Nones alla moglie -. Sarebbe troppo pericoloso. Noi stiamo bene, ora siamo fuori dalla seraccata, a circa 6.400 metri di quota. Dobbiamo proseguire verso l'alto. Dovremo arrivare ad oltre settemila metri per poter uscire dalla parete. Poi scenderemo dalla via più sicura e più veloce".
Nient'altro. Nessun dettaglio, per ora, sul luogo in cui si trova Unterkircher nè sulla dinamica esatta dell'incidente o dei soccorsi. Tutto quanto è rimandato a quando Nones e Kehrer si saranno messi in salvo e avranno raggiunto un campo base.
Non sarà un'impresa facile. Sul morale pesa la perdita dell'amico. E le difficoltà tecniche della parete, ancora inviolata, sono altissime.

Questi che riporto qui di seguito sono tra gli ultimi comunicati di Karl. A me danno da pensare...
3° comunicato - Campo base, 28.06.2008 .
(...) Le giornate sono troppo belle e calde, tanto da condizionare in modo negativo anche il ghiaccio del pilastro Rakhiot. Mi chiedo perché viene chiamata Rakhiot quando i locali la chiamano Raikhot!? Il giorno dopo decidiamo di fare un’altra ricognizione. Poi la sera mi appresto ad andare a dormire nel mio sacco a pelo, posto sopra un materassino coperto da un tappeto che ho comperato ad Islamabad. Riesco subito ad addormentarmi e a sognare… dopo un pò mi sveglio, sento che il vento si alza e fissando la mia lampada frontale torno alla realtà! Siamo qui per una “missione”… quella parete…quel seracco a metà parete…non mi esce dalla testa. Ci vorranno sicuramente 10 – 12 ore per salire il seracco, mi chiedo se saranno ore inutili, ore che ci impediranno la salita? Cerco di riaddormentarmi, ma la mia mente è confusa da tante domande. La probabilità che il seracco piombi giù in quelle ore, è minima, …di certo non è una roulette russa. Però, mai dire mai! Siamo nati e un giorno moriremo. In mezzo c’è la vita. Io la chiamo il mistero, del quale nessuno di noi ha la chiave. Siamo nelle mani di Dio….e se ci chiama… dobbiamo andare. Sono cosciente che l’opinione pubblica non è del mio parere, poiché se veramente non dovessimo più ritornare, sarebbero in tanti a dire: “Cosa sono andati a cercare là? … Ma chi glielo ha fatto fare? ”.
Una sola cosa è certa, chi non vive la montagna, non lo saprà mai! La montagna chiama! (...)
5. comunicato - Campo base, 13.07.2008.
È il 13. Luglio. Sono straiato nella mia tenda e provo a continuare a leggere. Ma non riesco a concentrarmi, la mia mente è fissata su quella parete. La parete Rakhiot, su quel stramaledetto seracco in mezzo alla parete. In quella fascia di ghiaccio, che ci ostruisce la via di salita.
Un mese fa quando arrivammo al campo base, questa parete mi fece paura. Le foto invece, danno l’impressione che faccia parte del mondo delle fiabe. La parete vista da “Fairy Meadows” si erge con tutta la sua maestosità per 3 chilometri verso il cielo.
Ben 9 chilometri di placconata separano la vetta del Ganalo Peak ad ovest dalla vetta di Rakhiot ad est. Però sono le scariche di ghiaccio che mi procurano paura.
Sono appesi dappertutto su questa montagna, sicuramente già da secoli fanno tremare tutta la valle ed inducono la gente del paese ad avere rispetto e sacralità. Dal basso mi è parsa una montagna ostica, tanto da lasciarmi perplesso e scettico per tutto il periodo che siamo qui.
E` una missione pericolosa! Probabilmente affronteremo la montagna come degli assaltatori di prima fila in guerra. Ma invece delle armi avremmo le piccozze e i ramponi. Dovremmo prestare tanta attenzione, scegliendo la linea con il minor pericolo. Quella che abbiamo individuato corrisponde più o meno alla linea già scelta a casa. Ormai da una settimana teniamo d’occhio tutti i giorni la seraccata per registrare ogni minimo cambiamento. Quella fascia di seracchi, che per noi è l’enigma della salita, quella che potrebbe compromettere il successo. Sin dal ns. ritorno dal Chongra abbiamo ripreso le ns. forze abbastanza velocemente, la voglia cresce, siamo fiduciosi e gasati. Quattro giorni fa abbiamo portato un carico della nostra attrezzatura sulla morena glaciale sotto la parete. Sono 500 metri di dislivello dal campo base che ci farà risparmiare un po’ di energie il 1° giorno di salita. Nonostante l’evidente pericolo anche Walter e Simon sono motivati e convinti di salire. Nella mia mente però, il fattore della responsabilità, mi procura ansia, pensando frequentemente a casa, ai miei cari. La cosa migliore onde evitare veramente sgradevoli imprevisti, sarebbe rinunciare al progetto.
Qualche giorno prima di partire per questa spedizione, uscendo da un bar, sono inciampato in un vaso di fiori che faceva da bordo sulla strada statale. Mi sono rovesciato, avevo ai piedi solo i sandali e così ho sbattuto il ginocchio sull’asfalto, procurandomi un dolore allucinante. Mi sono rialzato ed ho continuato a camminare, zoppicavo dal dolore, però sentivo che il ginocchio era rimasto illeso. Probabilmente se passava una macchina in quell’istante, mi avrebbe sicuramente investito. Il barista, un mio caro amico, uscì di corsa chiedendomi se mi fossi fatto male, non avevo più fiato per parlare. Probabilmente avrà pensato: “vuole andare a fare i 8000 metri e non sta neanche in piedi a 1500 metri”. Il destino ha voluto che mi succedesse niente ed è per questo che sono adesso qui, qui sotto la parete Rakhiot. Fin’ora tutto è andato come da programma, mica ci tireremo indietro adesso? Domani al mattino saliamo alla morena, lo zaino sarà abbastanza pesantello, in più abbiamo gli sci da portare. Aspetteremo fino a quando sarà buio, perché di giorno fa troppo caldo. Se non è nuvolo, la luna sarà dalla nostra parte. Il seracco intermedio deve fare il “bravo” da 8 a 10 ore, non chiediamo poi tanto?! Sfrutteremo una costola nevosa fino sotto la fascia di rocce. Essa non dovrebbe creare problemi. Se poi nella giornata di martedì riusciamo a saltare sopra al “nostro” seracco intermedio allora saremo a cavallo del pilastro! Dopodiché toccherà a noi! A resistere alla fatica e a superare la parete con maestria. Una volta che avremo raggiunto il pianoro sommatale, punteremo la vetta. Abbiamo viveri e gas per sciogliere neve per almeno 5 giorni.…speriamo in bene! La discesa è prevista per la via di Hermann Buhl del ’53. Il nostro staff al campo base ci consiglia invece di scendere dalla via “normale”, per la parete Diamir. Chissà: “forse” gli ho detto, tutto dipenderà da tanti fattori. Inshallah!! ( Come Dio vorrà )
Un saluto affettuoso da Karl Unterkircher, Walter Nones e Simon Kehrer
Postato alle 14:26 di mercoledì, 16 luglio 2008
Postato da brebisnoir
Sono nel momento del vorrei.
Vorrei fare tante, tantissime cose. Ma non le faccio. Non ne ho il tempo o lascio che il tempo passi senza farle. Perché? Non so, forse perché non sono ancora riuscita ad uscire da questo stato di apatia. E' un po' come se avessi un pesante cappottone addosso o, meglio, una pesantissima ed imbottitissima tuta, di quelle intere del tipo che si usa ad andare a sciare. Ho aperto la zip, ho anche messo fuori una gamba od un braccio, anche una gamba ed un braccio ma è come se l'altra metà del mio corpo fosse rimasta incastrata nella tuta.
Quindi si, ho voglia di fare tante cose ma non le faccio.
Vorrei modificare questo template, cambiando solo le immagini, magari con delle foto di tulipani arancioni. Vorrei scattare delle foto, vorrei imparare ad usare bene la macchina fotografica ed un programma di elaborazione immagini. Vorrei seguire un corso per riuscire finalmente a parlare bene l'inglese e perfezionare il francese ma vorrei anche imparare lo spagnolo e chissà com'è il tedesco? Vorrei iscrivermi nuovmente all'università e studiare storia ma mi piacerebbe anche molto studiare chimica e perché non farmacia? Però poi mi dico che mi basterebbe studiarle, da sola, mica mi serve una seconda laurea. Ma non lo faccio. Alla fine non faccio nulla di tutto ciò.
Postato alle 15:40 di giovedì, 10 luglio 2008
Postato alle 11:34 di giovedì, 10 luglio 2008
Postato da brebisnoir
L'uruguaiano Victor ha confessato l'omicidio di Federica Squarise, la bella ragazza padovana scomparsa la notte fra il 30 giugno e il 1 luglio e ritrovata morta lunedì pomeriggio in un giardino pubblico a due passi dal centro di Lloret de Mar. Si ipotizza "delitto sessuale" anche se ancora non si sa quale sia stato il movente.
Allora ipotizzo io, è tutta questione di fortuna. Purtroppo. A quale donna non è mai capitato di restare sola con un uomo conosciuto da poco? Vai in vacanza con le amiche, vai per divertirti e per conoscere gente e lo fai. Ti diverti, conosci gente. Conosci un ragazzo interessante, vuoi approfondire la conoscenza, allora ti allontani dal gruppo per fare una passeggiata in riva al mare con lui e poter parlare. Oppure è la tua amica che lo fa, ti saluta e se ne va a passeggiare lei con un ragazzo interessante. E tu sei rimasta da sola e, prima o poi devi rientrare in albergo. Magari non ti senti tranquilla ad andarci a piedi da sola, magari pensi di chiamare un taxi ma poi qualcuno, ovviamente conosciuto da poco, si offre di accompagnarti lui. Magari non è un turista, magari lui è lì per lavoro ed allora pensi che lui non è in cerca di avventure, sei portata a fidarti di più. Ed accetti, lo ringrazi anche.
Poi...
Poi, se sei forutnata, è una bravissima persona, e, a seconda dei casi, avrai passato una bella serata con lui, magari ti innamorerai di lui e quella serata la ricorderai per tutta la vita oppure vieni accompagnata in albergo e te ne vai a dormire.
Ma...
Ma se non sei fortunata, lui aveva secondi fini, lui ha pensato che tu, ragazza sola, stessi cercando l'avventura, ha pensato che fossi disponibile. Ma tu volevi solamente chiacchierare con lui oppure avevi solo timore di andartene in giro da sola. Ma la fortuna ti ha voltato le spalle. E non ci sarà più domani per te.
Postato alle 17:18 di lunedì, 07 luglio 2008
Postato da brebisnoir
Sono apatica.
Ora, considerando quanto dice Wikipedia:
"L'apatia è un comportamento o uno stato d'animo nel quale non si provano sentimenti di nessun tipo.
Condizione caratterizzata da una diminuzione o dall'assenza di qualsiasi reazione emotiva di fronte a situazioni, eventi della vita di tutti i giorni.
Si esprime sotto forma di indifferenza, di inerzia fisica, di mancanza di reazione di fronte a situazioni che normalmente dovrebbero suscitare interesse o emozione.
Può presentarsi a livello costituzionale (il soggetto è fiacco per temperamento), far parte di una condizione medica (es. insufficienza tiroidea) o psicologica psichiatrica (depressione, schizofrenia)"
secondo voi in quale caso fra i tre rientro io? 

Postato alle 12:20 di giovedì, 03 luglio 2008
Postato da brebisnoir
Per fortuna, ogni tanto, ci sono anche belle notizie. Confesso che mi sono commossa nel sapere e vedere che Ingrid Betancourt è stata liberata dopo oltre 6 anni di prigionia nelle mani delle FARC. La notizia con la descrizione dei fatti la trovate su tutti i giornali cartacei ed on line, io per questa volta mi limito a postare delle foto. Non si possono descrivere in poche parole le emozioni che si leggono su questi visi:


