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Postato alle 13:11 di venerdì, 26 settembre 2008
Postato da brebisnoir

  

I portici di Torino sono belli e lunghi, puoi girare tutto il centro storico in una giornata di pioggia senza dover aprire l'ombrello o, allo stesso modo, passeggiare all'ombra in una calda giornata di sole.
Torino è la città dei portici. Dei portici e delle piazze. Dei portici, delle piazze e dei viali alberati. Dei portici, delle piazze, dei viali alberati, dei palazzi reali.... ma fermiamoci per il momento ai portici.

"I Portici di Torino" è anche il titolo di un libro: Torino è la grande città dei portici. Chiunque vi sia stato, per turismo o per altre occasioni, ha in mente questa idea, ne conserva il ricordo. Anche Bologna, si sa, viene ricordata a volte per i suoi portici, ma sono diversi, più claustrofobici, più antichi forse, disseminati qua e là. A Torino sono ampi, luminosi, eleganti, praticamente continui e connessi. Più di dodici chilometri di portici, la più ampia zona pedonale d'Europa, un caso urbanistico, architettonico, estetico e socio-economico unico nel mondo.
Torino fin dal medioevo conosce il portico, un primo nucleo ne
era la piazza delle Erbe ora piazza Palazzo di Città, però soltanto all'inizio del `600 il portico diventa elemento di rilievo: ne è prova l'ordinanza del 16 giugno 1606 di Carlo Emanuele I che si riferisce specificamente alla costruzione della Piazza Castello con progetto di Ascanio Vitozzi e precisamente il tratto compreso tra via Barbaroux e via Palazzo di Città che è del 1615. In seguito è progettata e costruita a portico Piazza San Carlo (1630-1650) dagli architetti Carlo e Amedeo di Castellamonte, mentre Filippo Juvarra costruisce i portici nei quartieri di Porta Susina e nella piazzetta del mercato di Porta Palazzo; nel 1756 Benedetto Alfieri riprende e attua il progetto dei nuovi portici sulla piazza Palazzo di Città. Nell'800 altri spazi porticati si aggiungono a quelli esistenti: piazza Vittorio Emanuele I (ora Piazza Vittorio Veneto) ad opera dell'arch. Frizzi (1823), poi piazza Carlo Felice, arch. Lombardi (1830) e ing. Carlo Promis (1850), e infine piazza Statuto ad opera dell'ing. Bollati (1864) che caratterizzeranno il vecchio centro torinese racchiuso tra il Po e i viali eretti sull'area dall'antica cinta bastionata.
I portici di corso Vittorio Emanuele II e corso Vinzaglio, delle vie Sacchi, Nizza, Roma, Cernaia e Pietro Micca venivano a
costituire un anello pedonale congiungendo la stazione Centrale di Porta Nuova e quella di Porta Susa.
E questa è la Storia.
Oggi l'insieme dei portici è un sistema articolato spazi di raccordo tra vita pubblica e privata, in cui il fluire dei pedoni, la sosta nei dehors dei bar, gli accessi agli edifici, i сapannеlli dei passanti davanti alle vetrine di negozi e gallerie, sono avvolti dalla scansione geometrica di volte e soffitti decorati, da pareti scandite dai richiami delle insegne commerciali e dai portali dei palazzi, dalla fuga di colonne e arcate filtrate dalla luce mutevole del giorno e della notte. Si potrebbe passeggiare per ore, passando da un'arcata all'altra, senza bagnarsi in caso di pioggia, non per niente il lato sinistro di via Po è senza
soluzione di continuità: i portici proseguono anche nell'attraversamento delle vie, motivato dall'esigenza di tutelare ininterrottamente dalla pioggia il passeggio dei Reali da Piazza Castello fino al Po. [..]

I portici di Torino sono sempre belli, ma questo fine settimana lo saranno ancor di più, questo fine settimana saranno  Portici di Carta! Un buon motivo per fare un salto a Torino, no?

   

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Postato alle 16:17 di martedì, 23 settembre 2008
Postato da brebisnoir

Un'immagine val più di mille parole...

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Postato alle 18:30 di venerdì, 19 settembre 2008
Postato da brebisnoir

Giovane donna fa causa al chirurgo estetico.

Il chirurgo risponde: "a me sembano a posto!"

...così, per Spostare e sdrammatizzare un po'!

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Postato alle 11:06 di venerdì, 19 settembre 2008
Postato da brebisnoir

Ci sono fatti che ti lasciano senza parole, che non si possono spiegare. Ci sono attimi che ti cambiano la vita per sempre, che aprono il baratro sotto ai tuoi piedi.
C'era una bambina che ora non c'è più, c'è una mamma che forse non sa ancora che il marito le ha portato via la figlia, c'è un padre che forse è meglio che muoia.

ANTONIO GIAIMO, GRAZIA LONGO
TORRE PELLICE (Torino)
Un uomo normale. Una famiglia normale. Poi una mattina, ieri, l’uomo normale va a scuola della figlia e con una scusa la porta via. Verso i boschi dove tante volte sono andati insieme con la bici. Solo che stavolta lui le spara. Un colpo solo. Mortale. Alla testa. Mette la bambina nel bagagliaio e torna in paese, a Torre Pellice, a prendere la moglie che lavora all’ufficio postale. Sempre con lo stesso pretesto della nonna coinvolta in un incidente stradale. Porta via anche lei e nello stesso bosco, con il corpicino della piccola ancora caldo, le spara al petto e tenta di togliersi la vita con un colpo alla tempia.

Matteo Gliatta, 48 anni, direttore alle Poste di Abbadia di Pinerolo, un piccolo centro ai piedi delle Valli olimpiche, è in condizioni disperate all’ospedale Cto di Torino. La moglie, Lorella Magnano, 46 anni, è grave ma non in fin di vita al San Luigi di Orbassano. Ilaria, 8 anni, non c’è più. E allora ci si domanda che cosa si nasconde dietro quella normalità che in tanti - dai vicini di casa, al parroco e la direttrice della scuola - attribuiscono come un’etichetta a Matteo Gliatta. L’uomo normale soffre di depressione. Stress da lavoro. Due anni fa aveva cercato di uccidersi con i sonniferi. Poi è stato in cura da uno psicoterapeuta, più recentemente gli avevano prescritto farmaci antidepressivi. Ma non li prendeva. «Glielo ricordo sempre, ma non posso obbligarlo», aveva confidato la moglie all’amica del cuore, Gianna Busco. Lui silenzioso e introverso, lei simpatica e solare. Entrambi legatissimi alla figlia, desiderata tanto e arrivata dopo 12 anni di matrimonio. Un anno fa Ilaria era stata operata al cuore, per una malattia congenita ma era perfettamente guarita. È proprio a lei che Lorella Magnano ha destinato il suo primo pensiero quand’è caduta a terra colpita dal marito. Alla donna che ha notato la coppia sulla stradina tra i boschi, non faceva altro che ripetere - biascicando le parole per la ferita al polmone - il numero telefonico della scuola: «Chiami e chieda se mia figlia sta bene».

Povera Lorella. Non poteva nemmeno lontanamente immaginare che la sua Ilaria era vicina, vicinissima a lei. Nel bagagliaio, con i lunghi capelli castani sporchi di sangue, lo zainetto con i libri di scuola e il grembiule granata. E all’inizio non l’hanno sospettato neppure i carabinieri, coordinati dal colonnello Enzo Nardone. Ipotizzavano un tentato omicidio-suicidio, quando hanno aperto il portellone posteriore della Skoda. Una scoperta terribile. Agghiacciante. Non sono nemmeno le 11 del mattino. Da questo momento, i carabinieri del Comando provinciale iniziano un viaggio a ritroso per capire che cosa fosse successo.

Il flashback incomincia alle 8: Matteo Gliatta accompagna Ilaria alla Scuola Mauriziana. Davanti al cancello incrocia il parroco don Armando Girardi, che è anche il presidente della cooperativa che gestisce la scuola privata. «Sembrava normale, come sempre. È un uomo mite, di una gentilezza stupefacente, un po’ chiuso ma sempre garbato». Ilaria sale al primo piano, dove frequentava la terza classe. Alle 10, la direttrice, Eloisa Masera, bussa alla porta e la fa uscire. «Matteo era normale, come al solito - racconta piangendo -, non mi sono accorta di niente di strano, altrimenti non le avrei dato la bambina». Padre e figlia si allontanano mano nella mano. Poco più tardi lui la uccide. Con una Beretta calibro 7.65, non denunciata. Fuori dalla macchina, per sporcare. Dopo la prende in braccio, come mille volte avrà fatto per metterla a letto, e l’ha adagiata dentro il bagagliaio. Poco prima delle 10,30 raggiunge l’ufficio della moglie, la fa salire sull’auto e imbocca la via dei boschi oltre Torre Pellice, verso Luserna San Giovanni. Lei forse si insospettisce, lo obbliga a fermare la macchina. Scendono e lui all’improvviso le spara, poi rivolge la pistola verso di sé. «La dinamica dei fatti è chiara» dice il procuratore di Pinerolo, Giuseppe Amato. Il mistero resta nascosto dentro la mente e il cuore di Matteo Gliatta. Dietro le mura della villetta bianca di via Pracastel 53, zona residenziale di Torre Pellice dove abitava Ilaria. La sua altalena, due semplici funi con il sedile verde, ieri pomeriggio era irrimediabilmente vuota. Valentina, una sua compagna di scuola, ci è passata davanti quasi correndo: «La vedevo giocare con suo papà. Un uomo triste, ma non sembrava cattivo».
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Categorie del post: cose senza senso Grazie per i vostri commenti |commenti (9)
Postato alle 10:09 di giovedì, 18 settembre 2008
Postato da brebisnoir

...e visto che sono in vena di polemizzare...

CAI, fino a poche settimane fa per me, l'acronimo CAI, significava Club Alpino Italiano e mi richiamava alla mente domeniche spensierate trascorse in montagna con la mia famiglia e con gli amici, da qualche tempo invece, il medesimo acronimo ha cambiato significato ed evocazioni. Non più Club Alpino, non più montagne innevate, torrenti alpini, scampagnate e domeniche in allegria, tutto questo ha lasciato il posto a Cazzi Amari per gli Italiani e credo riusciate ad immaginare ciò che mi evoca, vero?

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Categorie del post: giramento di p Grazie per i vostri commenti |commenti (4)
Postato alle 19:30 di mercoledì, 17 settembre 2008
Postato da brebisnoir

Basta, vi prego, smettetela di raccontarci quanto sia bello essere donna in carriera e super mamma. Non basta più ora essere una mamma-lavoratrice che deve destreggiarsi tra lavori di casa, poppate, asili nido, scuole materne e lavoro, no, ora bisogna essere delle super mamme.
Ovunque, dai quotidiani ai settimanali rosa, vediamo super mamme vip che, oltre a fare il loro lavoro, crescono dai quattro figli in sù, insomma non ci viene detto esplicitamente, ma è tutto un "prendete esempio da loro, si può avere una brillante carriera ed allo stesso tempo essere madri felici ed appagate di una mezza squadra di calcio", dalla politica allo spettacolo, da Sarah Palin (5 figli tra cui una figlia diciassettenne che presto la farà diventare nonna) ad Angelina Jolie (6 figli di cui 3 adottati), da Segoline Royale a Claudia Mazza (4 figli a testa) non si vedono che le foto di queste donne sorridenti attorniate dai propri figli.
Ora, poniamo il caso che mi abbiano convinta, immaginiamo anche che io abbia una quindicina di anni in meno, mi sono laureata, mi sono sposata, ho un lavoro, un marito, una casa, non mi manca che figliare. Oh, cavolo! Ma è proprio quello che ho fatto! Laureata, sposata, marito, lavoro, casa e ci ho dato dentro per procreare. Io partivo ben intenzionata, di figli ne avrei voluti 3, certo una bazzeccola se paragonati ai 6 della Jolie, ma pur sempre un numero decisamente al di sopra della media nazionale. Però tutto quello che ho ottenuto sono stati 3 aborti ed un'infinito numero di esami. Una splendida esperienza, gratificante e rilassante che consiglierei certo a tutte... Bene, io ho deciso che la mia carriera di aspirante fattrice era finita ma, andando avanti con il discorso ipotetico, avrei potuto affidarmi alla fecondazione assistita (che qui da noi funziona veramente da dio!), oppre avrei potuto adottare un non ben definito numero di bambini (ovviamente multietnici sennò non sarei alla moda) che avrei, altrettanto ovviamente, avuto in tempi brevissimi, senza intoppi burocratici. Ovviamente non avrei avuto alcun problema, essendo una lavoratrice autonoma, ad assentarmi dal lavoro per trasferirmi nel paese natale dei bambini da adottare per i periodi richiesti per legge (che dovrebbero andare da un minimo di 40 gg. ad un paio di mesi, ma questo è un dato da verificare).
Et voilà, eccomi mamma felice di enne figli che devono essere sfamati, vestiti, curati, istruiti, seguiti, amati. Siccome sono una supermammalavoratrice dovrò cercare enne baby sitter che si occupino di loro in mia vece, pagare rette di asili, scuole e corsi di lingue e sport. Bene, credo che l'unica cosa che sicuamente sarei in grado di fare sarebbe amarli. Ma, lo sappiamo bene, non si vive di solo amore!

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Postato alle 14:36 di martedì, 16 settembre 2008
Postato da brebisnoir

Crema antirughe - Sei poco attiva sul blog ultimamente
Breb - già
Crema antirughe - Scrivi!

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Postato alle 11:24 di mercoledì, 10 settembre 2008
Postato da brebisnoir

Litigi, scenate, pianti, recriminazioni...
Perché lui ha detto che io ho detto, invece io ho solamente detto...
Perché lei parla a vanvera, ama fare la vittima, avrebbe dovuto fare l'attrice...
bla bla bla bla bla bla blabla bla bla bla bla bla bla bla bla bla bla bla bla bla bla bla bla bla bla blabla bla bla bla bla  bla  bla bla bla bla bla bla bla bla bla bla bla bla bla bla  bla bla bla bla bla bla bla bla bla bla bla bla bla bla bla bla bla bla bla bla bla bla bla bla bla bla bla bla bla bla bla bla bla bla bla bla bla bla bla bla bla bla bla bla bla bla blabla bla bla bla bla bla bla bla bla bla bla bla bla bla bla bla bla bla bla bla bla bla....
C'è che ne ho le palle piene dei vosri bla bla bla!
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Categorie del post: giramento di p, mariti, suocere Grazie per i vostri commenti |commenti (9)
Postato alle 12:55 di giovedì, 04 settembre 2008
Postato da brebisnoir

Non vorrei essere pedante od apparire saccente, non mi ritengo una purista della lingua italiana e sono ben conscia di avere molte lacune in merito, ma non riesco ad esimermi dall'esternare il fastidio che mi provoca l'evidente uso improprio della nostra lingua.
Avrete già capito che non amo l'uso disinvolto della lingua italiana scritta tipico degli adolescenti, derivato dagli sms, che tollero solamente se utilizzato da un adolescente in un sms inviato a suoi coetanei. Mi infastidisce invece in tutti gli altri casi, con un fastidio che aumenta proporzionalmente con l'età della persona che utilizza tale linguaggio e con l'utilizzo in contesti che non ne possono in alcun modo giustificare l'uso. Però questo fastidio è nullo se paragonato con quello che mi procura l'uso disinvolto, trascurato o la creazione di neologismi privi di senso da parte dei giornalisti.
Mi ero già soffermata, in un mio precedente blog, sul neologismo vallettopoli, chiaramente derivato dal neologismo tangentopoli ma, al contrario di quest'ultimo, dal significato etimologico privo di senso; avevo già parlato di come i giornalisti, pur di fare notizia, non prestino molta attenzione al significato delle cose che scrivono. Stamattina mi sono imbattuta in una notizia veramente singolare tra le "news" di Libero:

 uccisi1

uccisicome potete vedere dalle immagini, la notizia recita: Agguato a Nuoro. Uccisi due ventenni nella notte, muore lui, lei in coma.
Dietemi voi se non notate nulla di strano, secondo me c'è da gridare al miracolo o, quanto meno, da chiedere al giornalista quale prestigiosa scuola lo vanti fra gli ex alunni!

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Postato alle 14:33 di martedì, 02 settembre 2008
Postato da brebisnoir

Comunque vada il 10 settembre 2008 sarà una data storica che verrà ricordata sui libri di scienze e di fisica.
Questi i fatti: il Large Hadron Collider, facendo scontrare particelle atomiche ad alta velocità e generando temperature di più di un trilione di gradi Celsius, dovrebbe rivelare il segreto di come è cominciato l'universo. Il nuovo acceleratore, il più grande mai costruito con una circonferenza di 26 chilometri e la possibilità di lanciare particelle atomiche 11.245 volte al secondo prima di farle scontrare una contro l'altra a una temperatura 100.000 volte più alta di quella che esiste al centro del sole. La speranza è individuare, così facendo, le teoriche particelle chiamate bosoni di Higgs, giudicate responsabili di avere dato massa, ovvero peso, a ogni altra particella esistente. L'esperimento, finanziato da venti paesi europei oltre che dagli Stati Uniti, dovrebbe prendere il via il 10 settembre al Centro di Ricerche Nucleari di Ginevra. 
Però il professor Otto Rossler, un chimico tedesco della Eberhard Karls University che ha presentato un ricorso alla Corte Europea dei Diritti Umani insieme ad alcuni colleghi, ritiene che  l'esperimento potrebbe creare un mini buco nero, che crescerà di dimensioni e potenza fino a risucchiare dentro di sé la terra, divorandola completamente nel giro di quattro anni.

Ora, essendo noi abbastanza vicini alla Svizzera, dovremmo essere risucchiati in questo buco nero fra i primi. Ma quando? Questo è quello che mi piacerebbe molto sapere per potermi organizzare. Mi dispiacerebbe molto passare gli ultimi giorni della mia vita lavorando, vorrei utilizzarli per fare cose più gradevoli, trascorrerli con persone alle quali tengo e, perché no, esalare l'ultimo respiro nel sospiro di un orgasmo.

Ed ora a voi, cari amici, lascio la possibilità di dissertare sui bosoni di Higgs!

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