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Postato alle 16:47 di giovedì, 28 maggio 2009
Postato da brebisnoir

Ora di cena.
A tavola: mamma, papà, tre figli e la suocera che sferruzza sulla poltrona.
Uno dei bambini a un certo punto chiede:
"Mamma, come sono nato io?"
La mamma un po' imbarazzata, improvvisa:
"Sai, un giorno è arrivata una bella e grande aquila e ha appoggiato un
fagottino sulla finestra, ed eri tu!".
La suocera continua a sferruzzare e alza un sopracciglio.
Allora il secondo bambino, incuriosito chiede:
"E io, come sono nato?"
La mamma prosegue con lo stesso tema:
"Tu invece sei stato portato da un grande condor!"
La suocera continua sempre a sferruzzare e alza l'altro sopracciglio.
Il terzo bambino ovviamente vuole anche lui sapere com'è nato.
E la mamma:
"Un giorno è arrivata una bellissima cicogna e ti ha depositato sul
davanzale della finestra!"
La suocera a questo punto smette di sferruzzare e non riuscendo più a
trattenersi esclama :
"Chissà perché, ma sono sempre stata convinta anch'io che si trattasse di
tre uccelli diversi!!!"
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Postato alle 17:53 di martedì, 12 maggio 2009
Postato da brebisnoir

Come potete leggere qui, è in arrivo lo switch-off progressivo della televisione analogica con il passaggio al digitale terrestre e, sempre come potete leggere qua, a quanto pare il 5% del territorio piemontese non è in grado di ricevere il segnale digitale.
A quanto pare io abito in quel 5% del territorio.
Io ho pagato il canone Rai, seppur a malincuore, ma ora che mi oscurano il segnale analogico per passare al digitale che non potrò vedere nemmeno acquistando il decoder (uno per ogni televisore!) mi pento sinceramente di averlo pagato! 
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Postato alle 09:44 di martedì, 05 maggio 2009
Postato da brebisnoir

Siccome oggi è il 05/05, beccatevi questa bellissima poesia.

IL CINQUE MAGGIO - Alessandro Manzoni

Ei fu. Siccome immobile,
dato il mortal sospiro,
stette la spoglia immemore
orba di tanto spiro,
così percossa, attonita
la terra al nunzio sta,
muta pensando all'ultima
ora dell'uom fatale;
né sa quando una simile
orma di piè mortale
la sua cruenta polvere
a calpestar verrà.
Lui folgorante in solio
vide il mio genio e tacque;
quando, con vece assidua,
cadde, risorse e giacque,
di mille voci al sònito
mista la sua non ha:
vergin di servo encomio
e di codardo oltraggio,
sorge or commosso al sùbito
sparir di tanto raggio;
e scioglie all'urna un cantico
che forse non morrà.
Dall'Alpi alle Piramidi,
dal Manzanarre al Reno,
di quel securo il fulmine
tenea dietro al baleno;
scoppiò da Scilla al Tanai,
dall'uno all'altro mar.
Fu vera gloria? Ai posteri
l'ardua sentenza: nui
chiniam la fronte al Massimo
Fattor, che volle in lui
del creator suo spirito
più vasta orma stampar.
La procellosa e trepida
gioia d'un gran disegno,
l'ansia d'un cor che indocile
serve, pensando al regno;
e il giunge, e tiene un premio
ch'era follia sperar;
tutto ei provò: la gloria
maggior dopo il periglio,
la fuga e la vittoria,
la reggia e il tristo esiglio;
due volte nella polvere,
due volte sull'altar.
Ei si nomò: due secoli,
l'un contro l'altro armato,
sommessi a lui si volsero,
come aspettando il fato;
ei fè silenzio, ed arbitro
s'assise in mezzo a lor.
E sparve, e i dì nell'ozio
chiuse in sì breve sponda,
segno d'immensa invidia
e di pietà profonda,
d'inestinguibil odio
e d'indomato amor.
Come sul capo al naufrago
l'onda s'avvolve e pesa,
l'onda su cui del misero,
alta pur dianzi e tesa,
scorrea la vista a scernere
prode remote invan;
tal su quell'alma il cumulo
delle memorie scese.
Oh quante volte ai posteri
narrar se stesso imprese,
e sull'eterne pagine
cadde la stanca man!
Oh quante volte, al tacito
morir d'un giorno inerte,
chinati i rai fulminei,
le braccia al sen conserte,
stette, e dei dì che furono
l'assalse il sovvenir!
E ripensò le mobili
tende, e i percossi valli,
e il lampo dè manipoli,
e l'onda dei cavalli,
e il concitato imperio
e il celere ubbidir.
Ahi! Forse a tanto strazio
cadde lo spirto anelo,
e disperò; ma valida
venne una man dal cielo,
e in più spirabil aere
pietosa il trasportò;
e l'avviò, pei floridi
sentier della speranza,
ai campi eterni, al premio
che i desideri avanza,
dov'è silenzio e tenebre
la gloria che passò.
Bella Immortal! Benefica
Fede ai trionfi avvezza!
Scrivi ancor questo, allegrati;
ché più superba altezza
al disonor del Gòlgota
giammai non si chinò.
Tu dalle stanche ceneri
sperdi ogni ria parola:
il Dio che atterra e suscita,
che affanna e che consola,
sulla deserta coltrice
accanto a lui posò.

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