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Postato alle 15:17 di martedì, 14 ottobre 2008
Postato da brebisnoir

Valeria Bruni Tedeschi: Petrella ha già pagato - «Un morto in più a chi serve?»

Eh?!? So di essere un tantino stordita ma di esserlo fino a questo punto non lo avrei mai immaginato!
Quelle due affermazioni mi fanno prendere coscienza di essere una persona che vive nel proprio mondo, con la testa fra le nuvole, che non si rende conto che il Paese in cui vive è profondamente cambiato.

"Petrella ha già pagato". Cosa? La bolletta del gas? I conti del supermercato? No, perché a me risultava che la signora Marina Petrella dovesse ancora scontare il suo debito verso la giustizia italiana, che fosse fuggita in Francia al termine del processo “Moro-ter” che l’ha vista condannata all'ergastolo per l'omicidio di un agente di polizia, per tentato sequestro e tentato omicidio, sequestro di un magistrato, per rapina a mano armata ed altri attentati vari.

“Un morto in più a chi serve?”. Anche qui, strano, io ero convinta di vivere in uno degli Stati più tolleranti, in uno Stato in cui la pena di morte è stata abrogata nel 1948 e che si è fatto promotore di una campagna per l’abolizione della pena di morte presso le Nazioni Unite. In uno Stato in cui se vieni condannato all’ergastolo difficilmente finirai i tuoi giorni in carcere ancor più se sei un ex terrorista (e non serve essere un ex terrorista pentito), ancor più se sei un ex terrorista rosso. Invece, no, i francesi temono per la vita della signora Petrella, temono che rimandarla in Italia voglia dire condannarla a morte ed allora se la tengono loro.

Sapete che vi dico care Mesdames Bruni Tedeschi? Voi siete in Francia da troppo tempo, tanto da rendere difficile pensare a voi come italiane, anche prima che una di voi due diventasse la Première Dame de France, figuriamoci ora! Siete in Francia da tanto tempo e forse avete verso quella nazione un debito di riconoscenza per avervi accolte e protette per cui vi sentite in dovere di giustificare le decisioni che la vostra Nazione d'adozione prende anche se contro la vostra Nazione d'origine.

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Postato alle 11:06 di venerdì, 19 settembre 2008
Postato da brebisnoir

Ci sono fatti che ti lasciano senza parole, che non si possono spiegare. Ci sono attimi che ti cambiano la vita per sempre, che aprono il baratro sotto ai tuoi piedi.
C'era una bambina che ora non c'è più, c'è una mamma che forse non sa ancora che il marito le ha portato via la figlia, c'è un padre che forse è meglio che muoia.

ANTONIO GIAIMO, GRAZIA LONGO
TORRE PELLICE (Torino)
Un uomo normale. Una famiglia normale. Poi una mattina, ieri, l’uomo normale va a scuola della figlia e con una scusa la porta via. Verso i boschi dove tante volte sono andati insieme con la bici. Solo che stavolta lui le spara. Un colpo solo. Mortale. Alla testa. Mette la bambina nel bagagliaio e torna in paese, a Torre Pellice, a prendere la moglie che lavora all’ufficio postale. Sempre con lo stesso pretesto della nonna coinvolta in un incidente stradale. Porta via anche lei e nello stesso bosco, con il corpicino della piccola ancora caldo, le spara al petto e tenta di togliersi la vita con un colpo alla tempia.

Matteo Gliatta, 48 anni, direttore alle Poste di Abbadia di Pinerolo, un piccolo centro ai piedi delle Valli olimpiche, è in condizioni disperate all’ospedale Cto di Torino. La moglie, Lorella Magnano, 46 anni, è grave ma non in fin di vita al San Luigi di Orbassano. Ilaria, 8 anni, non c’è più. E allora ci si domanda che cosa si nasconde dietro quella normalità che in tanti - dai vicini di casa, al parroco e la direttrice della scuola - attribuiscono come un’etichetta a Matteo Gliatta. L’uomo normale soffre di depressione. Stress da lavoro. Due anni fa aveva cercato di uccidersi con i sonniferi. Poi è stato in cura da uno psicoterapeuta, più recentemente gli avevano prescritto farmaci antidepressivi. Ma non li prendeva. «Glielo ricordo sempre, ma non posso obbligarlo», aveva confidato la moglie all’amica del cuore, Gianna Busco. Lui silenzioso e introverso, lei simpatica e solare. Entrambi legatissimi alla figlia, desiderata tanto e arrivata dopo 12 anni di matrimonio. Un anno fa Ilaria era stata operata al cuore, per una malattia congenita ma era perfettamente guarita. È proprio a lei che Lorella Magnano ha destinato il suo primo pensiero quand’è caduta a terra colpita dal marito. Alla donna che ha notato la coppia sulla stradina tra i boschi, non faceva altro che ripetere - biascicando le parole per la ferita al polmone - il numero telefonico della scuola: «Chiami e chieda se mia figlia sta bene».

Povera Lorella. Non poteva nemmeno lontanamente immaginare che la sua Ilaria era vicina, vicinissima a lei. Nel bagagliaio, con i lunghi capelli castani sporchi di sangue, lo zainetto con i libri di scuola e il grembiule granata. E all’inizio non l’hanno sospettato neppure i carabinieri, coordinati dal colonnello Enzo Nardone. Ipotizzavano un tentato omicidio-suicidio, quando hanno aperto il portellone posteriore della Skoda. Una scoperta terribile. Agghiacciante. Non sono nemmeno le 11 del mattino. Da questo momento, i carabinieri del Comando provinciale iniziano un viaggio a ritroso per capire che cosa fosse successo.

Il flashback incomincia alle 8: Matteo Gliatta accompagna Ilaria alla Scuola Mauriziana. Davanti al cancello incrocia il parroco don Armando Girardi, che è anche il presidente della cooperativa che gestisce la scuola privata. «Sembrava normale, come sempre. È un uomo mite, di una gentilezza stupefacente, un po’ chiuso ma sempre garbato». Ilaria sale al primo piano, dove frequentava la terza classe. Alle 10, la direttrice, Eloisa Masera, bussa alla porta e la fa uscire. «Matteo era normale, come al solito - racconta piangendo -, non mi sono accorta di niente di strano, altrimenti non le avrei dato la bambina». Padre e figlia si allontanano mano nella mano. Poco più tardi lui la uccide. Con una Beretta calibro 7.65, non denunciata. Fuori dalla macchina, per sporcare. Dopo la prende in braccio, come mille volte avrà fatto per metterla a letto, e l’ha adagiata dentro il bagagliaio. Poco prima delle 10,30 raggiunge l’ufficio della moglie, la fa salire sull’auto e imbocca la via dei boschi oltre Torre Pellice, verso Luserna San Giovanni. Lei forse si insospettisce, lo obbliga a fermare la macchina. Scendono e lui all’improvviso le spara, poi rivolge la pistola verso di sé. «La dinamica dei fatti è chiara» dice il procuratore di Pinerolo, Giuseppe Amato. Il mistero resta nascosto dentro la mente e il cuore di Matteo Gliatta. Dietro le mura della villetta bianca di via Pracastel 53, zona residenziale di Torre Pellice dove abitava Ilaria. La sua altalena, due semplici funi con il sedile verde, ieri pomeriggio era irrimediabilmente vuota. Valentina, una sua compagna di scuola, ci è passata davanti quasi correndo: «La vedevo giocare con suo papà. Un uomo triste, ma non sembrava cattivo».
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