Dedicato a...
Letture
Membri del blog
Commenti
Archivio
Segnalato su
Box
Disclaimer
Menù
About
Link amici
Categorie
Feeds
Contatore visite
Grazie per le *loading* visite.
Credits
Caro Monsignor Bagnasco,
comprendo ed apprezzo che Lei sia intervenuto a difesa del Suo superiore, quasi un atto dovuto connesso alla Sua carica.
Ora, La esorto a comprendere me, quando le dico sommessamente ma con energia che sarebbe anche ora che la Chiesa la finisse di ingerire ed interferire con la politica e la legislazione italiane.
Valeria Bruni Tedeschi: Petrella ha già pagato - «Un morto in più a chi serve?»
Eh?!? So di essere un tantino stordita ma di esserlo fino a questo punto non lo avrei mai immaginato!
Quelle due affermazioni mi fanno prendere coscienza di essere una persona che vive nel proprio mondo, con la testa fra le nuvole, che non si rende conto che il Paese in cui vive è profondamente cambiato.
"Petrella ha già pagato". Cosa? La bolletta del gas? I conti del supermercato? No, perché a me risultava che
“Un morto in più a chi serve?”. Anche qui, strano, io ero convinta di vivere in uno degli Stati più tolleranti, in uno Stato in cui la pena di morte è stata abrogata nel 1948 e che si è fatto promotore di una campagna per l’abolizione della pena di morte presso le Nazioni Unite. In uno Stato in cui se vieni condannato all’ergastolo difficilmente finirai i tuoi giorni in carcere ancor più se sei un ex terrorista (e non serve essere un ex terrorista pentito), ancor più se sei un ex terrorista rosso. Invece, no, i francesi temono per la vita della signora Petrella, temono che rimandarla in Italia voglia dire condannarla a morte ed allora se la tengono loro.
Sapete che vi dico care Mesdames Bruni Tedeschi? Voi siete in Francia da troppo tempo, tanto da rendere difficile pensare a voi come italiane, anche prima che una di voi due diventasse la Première Dame de France, figuriamoci ora! Siete in Francia da tanto tempo e forse avete verso quella nazione un debito di riconoscenza per avervi accolte e protette per cui vi sentite in dovere di giustificare le decisioni che la vostra Nazione d'adozione prende anche se contro la vostra Nazione d'origine.
...e visto che sono in vena di polemizzare...
CAI, fino a poche settimane fa per me, l'acronimo CAI, significava Club Alpino Italiano e mi richiamava alla mente domeniche spensierate trascorse in montagna con la mia famiglia e con gli amici, da qualche tempo invece, il medesimo acronimo ha cambiato significato ed evocazioni. Non più Club Alpino, non più montagne innevate, torrenti alpini, scampagnate e domeniche in allegria, tutto questo ha lasciato il posto a Cazzi Amari per gli Italiani e credo riusciate ad immaginare ciò che mi evoca, vero?
Basta, vi prego, smettetela di raccontarci quanto sia bello essere donna in carriera e super mamma. Non basta più ora essere una mamma-lavoratrice che deve destreggiarsi tra lavori di casa, poppate, asili nido, scuole materne e lavoro, no, ora bisogna essere delle super mamme.
Ovunque, dai quotidiani ai settimanali rosa, vediamo super mamme vip che, oltre a fare il loro lavoro, crescono dai quattro figli in sù, insomma non ci viene detto esplicitamente, ma è tutto un "prendete esempio da loro, si può avere una brillante carriera ed allo stesso tempo essere madri felici ed appagate di una mezza squadra di calcio", dalla politica allo spettacolo, da Sarah Palin (5 figli tra cui una figlia diciassettenne che presto la farà diventare nonna) ad Angelina Jolie (6 figli di cui 3 adottati), da Segoline Royale a Claudia Mazza (4 figli a testa) non si vedono che le foto di queste donne sorridenti attorniate dai propri figli.
Ora, poniamo il caso che mi abbiano convinta, immaginiamo anche che io abbia una quindicina di anni in meno, mi sono laureata, mi sono sposata, ho un lavoro, un marito, una casa, non mi manca che figliare. Oh, cavolo! Ma è proprio quello che ho fatto! Laureata, sposata, marito, lavoro, casa e ci ho dato dentro per procreare. Io partivo ben intenzionata, di figli ne avrei voluti 3, certo una bazzeccola se paragonati ai 6 della Jolie, ma pur sempre un numero decisamente al di sopra della media nazionale. Però tutto quello che ho ottenuto sono stati 3 aborti ed un'infinito numero di esami. Una splendida esperienza, gratificante e rilassante che consiglierei certo a tutte... Bene, io ho deciso che la mia carriera di aspirante fattrice era finita ma, andando avanti con il discorso ipotetico, avrei potuto affidarmi alla fecondazione assistita (che qui da noi funziona veramente da dio!), oppre avrei potuto adottare un non ben definito numero di bambini (ovviamente multietnici sennò non sarei alla moda) che avrei, altrettanto ovviamente, avuto in tempi brevissimi, senza intoppi burocratici. Ovviamente non avrei avuto alcun problema, essendo una lavoratrice autonoma, ad assentarmi dal lavoro per trasferirmi nel paese natale dei bambini da adottare per i periodi richiesti per legge (che dovrebbero andare da un minimo di 40 gg. ad un paio di mesi, ma questo è un dato da verificare).
Et voilà, eccomi mamma felice di enne figli che devono essere sfamati, vestiti, curati, istruiti, seguiti, amati. Siccome sono una supermammalavoratrice dovrò cercare enne baby sitter che si occupino di loro in mia vece, pagare rette di asili, scuole e corsi di lingue e sport. Bene, credo che l'unica cosa che sicuamente sarei in grado di fare sarebbe amarli. Ma, lo sappiamo bene, non si vive di solo amore!
Non vorrei essere pedante od apparire saccente, non mi ritengo una purista della lingua italiana e sono ben conscia di avere molte lacune in merito, ma non riesco ad esimermi dall'esternare il fastidio che mi provoca l'evidente uso improprio della nostra lingua.
Avrete già capito che non amo l'uso disinvolto della lingua italiana scritta tipico degli adolescenti, derivato dagli sms, che tollero solamente se utilizzato da un adolescente in un sms inviato a suoi coetanei. Mi infastidisce invece in tutti gli altri casi, con un fastidio che aumenta proporzionalmente con l'età della persona che utilizza tale linguaggio e con l'utilizzo in contesti che non ne possono in alcun modo giustificare l'uso. Però questo fastidio è nullo se paragonato con quello che mi procura l'uso disinvolto, trascurato o la creazione di neologismi privi di senso da parte dei giornalisti.
Mi ero già soffermata, in un mio precedente blog, sul neologismo vallettopoli, chiaramente derivato dal neologismo tangentopoli ma, al contrario di quest'ultimo, dal significato etimologico privo di senso; avevo già parlato di come i giornalisti, pur di fare notizia, non prestino molta attenzione al significato delle cose che scrivono. Stamattina mi sono imbattuta in una notizia veramente singolare tra le "news" di Libero:

come potete vedere dalle immagini, la notizia recita: Agguato a Nuoro. Uccisi due ventenni nella notte, muore lui, lei in coma.
Dietemi voi se non notate nulla di strano, secondo me c'è da gridare al miracolo o, quanto meno, da chiedere al giornalista quale prestigiosa scuola lo vanti fra gli ex alunni!
Una donna napoletana ha scritto una lettera aperta al Presidente della Repubblica "Solo 1300 euro al mese ho deciso di abortire".
Non so quale sia il motivo per cui questa donna ha scritto questa lettera, forse il suo scopo è quello di trovare un lavoro migliore e meglio retribuito, forse vuole farsi pubblicità, non lo so, ma non credo che sia solo "uno sfogo" come sostiene lei. Uno sfogo non ha bisogno di essere pubblico, almeno questo è il mio pensiero.
Non sono solita giudicare le scelte altrui, né, tanto meno, sono solita fare i conti nelle altrui tasche ma, in questo caso, penso che io possa fare un'eccezione proprio perché la protagonista* di questa storia ha voluto rendere pubbliche le sue scelte ed i suoi conti.
Se le cose stanno veramente come scrive questa donna, l'impressione che dà, almeno a me, è tutt'altro che positiva sotto molti aspetti.
Innanzitutto 1300 euro al mese senza avere spese di locazione per la casa (è ospite di una zia) non mi sembrano pochi. Inoltre lei vive a Napoli, quindi avrà spese per il riscaldamento decisamente inferiori a quelle che avrebbe se vivesse a Torino piuttosto che a Milano o Bolzano.
La mia sensazione è che non si voglia rinunciare a nulla, non si sia più disposti a sacrificarsi per i figli.
I miei genitori si sono sposati giovani, giovanissimi se visti con il metro attuale, hanno avuto tre figli in 33 mesi, mai hanno pensato di rinunciare ad uno di noi. Mio padre lavorava come dipendete di giorno e come libero professionista di sera, mia mamma ha smesso di lavorare dopo la nascita del secondo figlio per occuparsi di noi. E pagavano l'affitto. Avevano una sola auto, non avevano il telefono né il televisore, non uscivano a cena, non andavano in vacanza. E queste rinunce le hanno fatte per molti anni. Prima venivamo noi, poi loro.
La sensazione che questa donna sia egoista è confermata dalla risposta che ha dato quando le è stato chiesto se non avesse pensato alla possibilità di far nascere il bambino e darlo in adozione: "Non lo farei mai. Mai, per nessun motivo. Sapere che esiste da qualche parte nel mondo un mio bambino e io non mi occupo di lui sarebbe lo strazio peggiore".
Scusate ma queste parole mi lasciano basita, una donna che preferisce abortire piuttosto che dare il figlio in adozione perché per lei sarebbe straziante.
Allora scusatemi, mi devo ricredere, hanno ragione gli antiabortisti, ci sono donne che abortiscono a cuor leggero, ci sono donne che preferiscono un figlio morto piuttosto che saperlo amato ed accudito da un'altra famiglia.
Cara signora Sandra (nome di fantasia), come credi che ti sentirai dopo aver abortito? Come credi che ti sentirai ogni volta che ripenserai alla scelta che hai fatto? Come credi che ti sentirai se un giorno vorrai diventare mamma e magari quel figlio tarderà ad arrivare?
* Protagonista che dice di voler restare anonima perché sua madre non sa nulla della gravidanza. Però poi dice che si è quasi laureata in scienze politiche ed aggiunge anche il numero degli esami superati, ci informa di quali lavori abbia svolto e quale lavoro svolga attualmente. Ci dice che suo marito è un cubano, che è un artista e quale lavoro svolge attualmente. Ci informa che vive ospite di una zia, che suo padre è morto e da quanti anni è morto, che lavoro facevano i suoi genitori... Forse resterà anonima per me e per molti di voi, ma sicuramente non per sua madre!
L'italico buonismo mi ha stufata.
Le carceri sono piene di delinquenti, le strade e gli stadi sono pieni di teppisti e teppistelli eppure ogni qual volta che muore un tifoso di una qualche squadra di calcio i giornalisti ce lo descrivono come un bravo ragazzo, figlio di madre vedova, cieca e sciancata (o, tutt'al più, di padre ingegnere dirigente d'azienda).
Pertanto io mi chiedo ma i cattivi ragazzi non muoiono mai?
C'è sempre una prima volta per tutto. Ho cancellato un commento al post qui sotto, non lo avevo mai fatto, nemmeno con i commenti più insulsi e sgradevoli.
Il commento che ho cancellato era assolutamente fuori tema, od O.T. che dir si voglia, ma la cosa che mi ha dato più fastidio è che è stato fatto da una persona che avrebbe dovuto capire facilmente il senso del mio post precedente, se solo si fosse presa la briga di leggerlo.
E quell'immagine inserita nel commento con una bottiglia di Champagne che si sta stappando e l'invito a brindare, non per festeggiare mia mamma ma per festeggiare la vendita di un'autovettura, mi hanno proprio fatto girare le palle!